Ogni volta, ogni dubbio.
Scritto su un foglietto.
Piegato.
Lo metteró dentro la scatola.
Non lo rileggeró.
Lo riapriró alla fine, che poi si sa, sarà un nuovo inizio.
Di cosa non lo so.
Qualdo riapriró quella scatola sarà con un accendino in mano.
E allora vedremo se a toccare quei biglietti ci saranno anche le tue.
Oppure no.

Ormai é dentro di me
questo veleno.
Follia.
Ogni mattina mi faccio la stessa domanda.
La risposta é un telefono muto.
Non risponde nessuno.

Ansia.
Mi prende il.petto e me lo stringe.
Ti sento lontano.
Io non chiedo niente, ma tu non te ne andare.
Resta qui, ti prego.
Perché, alla fine, ho bisogno di te.
Non voglio sapere se tu hai bisogno di me.
Non m’interessa.
Voglio solo che tu stia qui.
Ancora un po.
Tutto il resto é superfluo.
Nom spezzarmi proprio adesso.

Tutti a dirmi che non si stuferanno mai.
Tutti a dirmi per sempre.
Ma alla fine si stufano eccome.
E mi lasciano li.
A marcire.

Pensiamo troppo.
Stiamo sempre a cercare quelli che non va.
Se non troviamo niente lo inventiamo.
Vorrei vivere più tranquilla.
Vorrei che tutti vivessero più tranquilli.
Prendere quello che viene.
Senza farlo grande.
Senza avere paura di un qualcosa che non c’é.
Mi mettono addosso dei vestiti che non scelgo io.
Io non voglio fare la bambola, alle mie tagliavo i capelli e le appendevo a testa in giù.

Weak’n’freak

Ecco, ogni giorno ne sono più convinta.
Il mondo gira, gira e gira.
Ed io lo guardo, mi lascio trasportare.
E mi gira anche la testa.
Ma va bene.
Ci si stanca anche di andare controcorrente.
Ed io, eh.
Io non ne ho più voglia.
Mi fermo.
Sollevo i piedi da terra e mi lascio andare.
Mi arrendo? Forse.
Ma ho bisogno di riposare.

Il mio problema è che una volta che apro la porta le persone entrano.
Non per loro volontà, sono io.
Come se dietro quella stanza ci fosse un vortice.
Un vortice che li assorbe senza che loro se ne accorgano.
E loro stanno li.
E non ne escono.
E loro stanno li.
E non se ne vanno.
E nemmeno lo sanno.
Perché ho bisogno di essere salvata.
Quel buco nero assorbe tutti sperando di riempirsi.

Conosco persone che m’invidiano.
Il mio carattere forte.
Il mio modo di pensare.
Vorrebbero essere come me.
Mentre io vorrei tanto non essere quella che sono.

La mia testa é un frullatore.

Eppure io mi ci vedevo la.
Seduti in un vecchio caffé parigino.
Ne sento il profumo.
Ne sento la musica.
Ti vedo li, davanti a me.

Ma é tutto frutto della mia testa.
Di quello che poteva essere.
Di quello che volevo e che nel profondo forse voglio ancora.

Perché hai rovinato tutto?

Bastie e dontorni

Ho il vizio di stringere le mani al collo di ogni mio singolo sentimento.

Soffocarlo, fino a farlo stramazzare a terra.

E l’unico che lascio libero di vagabondarmi dentro é la rabbia, giusto per il gusto di vedere come sbrana i resti degli altri.